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Immigrazione

Un punto di svolta per l'Europa

Un punto di svolta per l'Europa - CO.EUR.

Il forte aumento della migrazione in Europa, principalmente a causa del grande afflusso di persone provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan, attraverso la Grecia e i Balcani, ha creato problemi politici all'interno e tra i paesi europei ed ha indebolito gli esistenti accordi esistenti di immigrazione nell'UE, che hanno scarsa probabilità di sopravvivere nella loro forma attuale. Se all’inizio la priorità principale è stata la ricezione dei profughi, dopo l'attenzione si è spostata su modo arginare il flusso e limitare l'ingresso dei migranti in Europa.

Al fine di far fronte alle enormi pressioni migratorie, la Commissione europea ha cercato di definire una risposta europea attraverso un programma d'azione comprensivo di politiche interne ed esterne, cercando di trarre il miglior uso dai preposti organismi e strumenti dell'UE, con la partecipazione di tutti gli attori: i Paesi e le Istituzioni dell'UE, le organizzazioni internazionali, la società civile e le autorità locali. L'agenda della Commissione si è concentrata sulla  gestione del fenomeno migratorio nei suoi aspetti principali: la ricerca sulle cause del fenomeno; la lotta alle reti di trafficanti ; il miglioramento delle pratiche di rimpatrio; il rafforzamento di FRONTEX,  l'agenzia che supporta la collaborazione delle autorità di frontiera dei diversi paesi dell'UE; la costruzione di un partenariato più stretto con i principali Paesi al di fuori della UE; il finanziamento del Nord Africa,  per aiutare la regione ad attuare più efficaci attività di controllo e soccorso; l'istituzione di una  guardia di frontiera europea; l'applicazione di un coerente sistema europeo comune di asilo.

Essenzialmente i principali sforzi delle istituzioni europee si sono concentrati nell'applicazione di due tipi di politiche di immigrazione per gestire la crisi: distribuire equamente i migranti in tutti gli Stati membri dell'UE e ridurre il numero di richiedenti asilo che si dirigevano verso l'Europa, con risultati controversi.

Attualmente non esiste un accordo tra gli stati membri della UE relativo a una politica comune di asilo e altre misure proposte dalle istituzioni europee hanno sollevato profonde polemiche, come l'assegnazione di quote di rifugiati nei vari paesi europei e la creazione di una guardia di frontiera dell'UE con il potere di assumere il controllo delle frontiere nazionali.

L'Unione europea sembra ancora lontano dal trovare una condivisa soluzione con una crescente confusione su come affrontare il flusso dei migranti. La Convenzione di Dublino, che stabilisce che il paese membro di entrata deve prendere le impronte digitali ed assumersi la responsabilità dei nuovi arrivati, è stata spesso ignorata. Tensioni sono emersi in quasi tutta l'Europa, tra la Germania e l'Austria, tra Ungheria e i suoi vicini ecc., così come all'interno dei paesi europei.

Come risultato, abbiamo una combinazione di decisioni dell'UE male applicate e misure unilaterali degli Stati membri. Dopo aver mantenute aperte le frontiere di Germania, in un atto di buona volontà umanitaria, Angela Merkel sta cercando ora soluzioni per far fronte al milione di profughi che sono arrivati in Germania nel 2015, ed agli altri che arriveranno nel 2016, e per trovare un modo di arrestare il flusso. La strategia di Berlino è stata quella di cooperare con la Turchia, per impedire che i migranti entrino nell'Unione europea, e appoggiare la proposta di Bruxelles, per distribuire i richiedenti asilo in tutti i paesi dell'UE. Ma finora la Turchia non ha fatto alcun sostanziale movimento per evitare che i migranti entrano in Europa e la maggioranza dei Paesi membri della UE hanno ignorato il piano di delocalizzazione. I Paesi dell’Europa dell’Est, ed anche altri Paesi, hanno espresso contrarietà ad accogliere profughi. Il fallimento di questa strategia ha creato attrito all'interno del governo di Berlino. La Germania ha deciso di estendere all'infinito i controlli alle frontiere e i governi dei Paesi che si trovano lungo la rotta di migrazione dei Balcani hanno introdotto misure simili. L'Austria ha annunciato la sospensione di Schengen e l'introduzione di quote annuali delle domande di asilo. Svezia, il Paese più generoso d’Europa in materia di asilo, ha già introdotto severi controlli di frontiera. Germania, Austria e i Paesi Bassi esercitano pressioni per un rapido accordo su un nuovo sistema di guardie di frontiera dell'Unione Europea, ma la misura è fortemente contestata dalla Grecia e altri paesi, dato che incide sui diritti sovrani delle nazioni al controllo del territorio.

Mark Rutte, Primo ministro dell’Olanda, Paese che detiene la presidenza dell'UE nel primo semestre del 2016, ha detto che i problemi di migrazione stanno spingendo l'Europa a un punto di rottura ed al collasso dell'accordo di Schengen sulla libera circolazione delle persone, base del mercato unico dell'UE. Ma qual è la soluzione? È possibile definire una politica di immigrazione comune europea. I dati demografici degli Stati membri dell'UE registrano dinamiche differenti.  In alcuni Paesi la popolazione aumenta sensibilmente, mentre in altri, come in Germania, Spagna e Italia la popolazione continuerà a diminuire considerevolmente. Un altro aspetto principale da considerare è che la questione delle migrazioni non riguarda solo l'economia. Si tratta anche della capacità e volontà di assorbire grandi quantità di persone dall'esterno, spesso con diversi valori, credenze e tradizioni. Gli europei dell'Est respingono essenzialmente l'importazione delle nozioni di multiculturalismo dell'Europa occidentale attraverso la migrazione. Ma anche nei Paesi dell'Europa occidentale il dibattito politico sul tema è molto controverso. La reazione agli eventi a Colonia, quando, alla vigilia di Capodanno, centinaia di donne sono state molestate da uomini immigrati e richiedenti asilo, ha messo in rilievo come socialmente e politicamente corrosiva e divisiva l'immigrazione può essere. Ma allo stesso tempo, nessun paese dell'Unione europea può risolvere il problema da solo, chiudendo le porte. Anche se vengono introdotte norme più severe a livello nazionale, l'applicazione rimane problematica. I siriani, che continuano a rappresentare il maggiore gruppo di richiedenti asilo, sono protetti dal diritto internazionale. Ed in generale solo una piccola frazione delle persone le cui domande di asilo sono respinte vengono poi in realtà espulse.

Soluzioni coerenti ed efficaci alle pressioni migratorie sono difficili da trovare, sia a livello europeo e nazionale. Ma rimane essenziale identificare alcuni principi comuni di azione tra le Istituzioni europee e gli Stati membri dell'UE, ed all'interno della società civile europea. È un punto di svolta. Il fallimento nella ricerca di un accordo su una politica comune di asilo e nella definizione di un approccio comune europea verso la massiccia ondata della migrazione, insieme alla debolezza cronica della zona euro ed agli altri fattori di crisi, potrebbe destabilizzare l'Unione Europea e mettere in pericolo il progetto europeo nel suo complesso.

CO.EUR. 01/12/2015